Crazy Stupid Love

Eppur si muove. Un’ impercettibile variazione nella struttura – che il titolo proprio non suggerisce – ed una commedia romantica americana cerca –con discreto successo – di ammodernare un genere che ci ha ripetuto la solfa di Harry ti presento Sally troppe volte. Tra l’altro, vedendo Insonnia d’Amore l’altra sera, ho notato che Meg Ryan è un’attrice mediocre tanto quanto Jennifer Aniston. Non sarà che sono gli interpreti maschili a rovinare le commedie dei giorni nostri? I vari Adam Sandler e Matthew McComeCazzoSiScrive? Mah.
Insomma, nessuna scena di rincorsa all’aeroporto, nessuna dichiarazione d’amore sperticata e disperata di quelle che poi la tua ragazza ti guarda schifato perchè tu neanche un biglietto d’auguri, nessun lieto fine scontato. Crazy Stupid Love, finalmente, porta la commedia romantica nel ventunesimo secolo, vedremo quanto questo esperimento avrà un seguito. La storia che Steve Carell (anche produttore) si ritaglia addosso parla, con misurata leggerezza, di una crisi matrimoniale crudele e forse insanabile, tra due persone (Carell e Julianne Moore) che stanno insieme dai tempi del liceo.
Alla vicenda principale si aggiungono la vicenda più “classica” che contribuisce al lancio in serie A di Emma Stone e Ryan Gosling –e che cede a qualche luogo comune tipo l’amica saccente e etnicamente politically (un)correct, mai che sia la wasp quella che non tromba – ed il drammone adolescenziale del tredicenne (figlio della coppia in crisi) innamorato senza speranza della baby sitter diciassettenne della sorellina.
Le tre vicende, strettamente interconnesse, servono a descrivere i tormenti dell’amore in tre fasi diverse della vita (illusione, decisione, disillusione), senza mai il tono consolatorio che ci si attende da questi film: in più di un’occasione infatti, il personaggio di Steve Carell indentifica nella moglie che lo ha cornificato la propria anima gemella, suggerendo quasi che questo non basti poi nella vita a restare insieme. Almeno, a vederla così il film offre qualche spunto intelligente. Certo, non è Woody Allen, ma è superiore alla media, soprattutto grazie al livello del cast ( ci sono anche Kevin Bacon e Marisa Tomei in piccoli, decisivi ruoli).
Il lato comico è offerto dalla bravura straordinaria di Carell nel trovare, talvolta solo con lo sguardo, un taglio ironico ad una vicenda che di divertente non ha nulla (un uomo di mezza età lasciato dall’amore della sua vita che cerca di ricominciare rimorchiando nei bar al seguito di un playboy più giovane) e dagli incroci narrativi – in verità a volte un po’ forzati : se il film ha un difetto è infatti l’eccessiva insistenza nel legare a doppio filo tutti i personaggi coinvolti per esasperare l’effetto comico derivante dallo svelamento (funziona la prima volta, la seconda no), a scapito del realismo e della fluidità. Un esempio: la lunga, bella, scena tra Ryan Gosling ed Emma Stone (perfettamente lecita alla luce del colpo di scena di qualche minuto dopo) ha l’effetto di infastidire leggermente lo spettatore fino a quel momento concentrato sulla vicenda principale del personaggio di Carell, che viene accantonato sul più bello. La semplice rinuncia al colpo di scena, tra l’altro prevedibile, avrebbe sicuramente aiutato la coerenza del film, senza impatti sulla trama. D’altro canto, evitare la struttura ad episodi legando i personaggi consente anche di ammorbidire il lato pretenziosamente didascalico di molti film del genere.
Non sto neanche a cercare il nome del regista su wikipedia: non ci sono grandi spunti  ed il ritmo, appunto, non è dei migliori (anche una durata inferiore avrebbe aiutato). I presupposti però ci sono e si vede che non c’è mai la tendenza a prendere la scorciatoia verso l’happy ending. Ca Suffit (?).
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