Harry Potter e i doni della Morte (parte 2)

Riepilogo della parte 1: ammazza che palle. (ma ammazza pure Edvige, Dobby e Malocchio Moody).

Ammettiamolo: non se ne poteva più. OTTO film sulla stessa storia sono decisamente troppi; non è un caso se a otto ci arrivano solo alcune saghe porno di successo, che non si preoccupano affatto dell’originalità delle trame. Star Wars: sei. Indiana Jones: quattro. Pianeta delle scimmie: cinque (più un remake e un reboot). Scuola di Polizia: sei. E tutti hanno almeno un capitolo un po’ deboluccio o tirato via.
Insomma, guardarsi questo finale di Harry Potter (sapendo già la fine, tra l’altro), era un puro esercizio di dolore. Infatti avevo rinunciato. Ma a Chicago l’unico IMAX in 3D della città dava solo questo e allora ci siamo andati, perchè volevo che Mary vedesse finalmente lo schermo gigante dell’IMAX. (e in effetti è l’unica cosa che ha visto, dato che si è abbioccata subito dopo i trailer).

Condizioni migliori per vedere questo HP dunque non ce n’erano: schermo IMAX, 3D (americano, che si vede e si apprezza), lingua originale, così David Radcliffe non ha quella odiosa voce nasale e lamentosa del doppiaggio italiano. In effetti, un po’ le cose migliorano, ma non abbastanza per non annoiarsi o non pensare che tutte le scene più emozionanti del libro siano state tirate via per fare spazio a un po’ di effetti speciali inutili. Si salvano la scena nella Gringott e – un pochino – la storia di Piton. Tutto il resto fa volume e rumore.
E Daniel Radcliffe, che era così caruccio e simpatico ai tempi del primo film, è diventato un nano antipatico e anche abbastanza cane a recitare, incapace di suscitare empatia (alzi la mano chi non ha tifato per Voldemort). Errore dovuto alla scelta di far crescere l’attore insieme al personaggio e puntare quindi su un undicenne sperando che non diventasse a vent’anni un nano antipatico e anche abbastanza cane a recitare. Otto film sono troppi anche per questo.

La storia dei Doni della Morte è affrettata e complicata già nel libro, figuriamoci nel film: si capisce poco e lo scontro decisivo finisce con il solito colpo di culo con il quale la “quattrocchia volante” (copyright “Lorenzo” Guzzanti) se la scampa da quando è nato. Si poteva far meglio, ma qui la colpa è della Rowling.

In definitiva, Harry Potter è un film che non passa la prova dello spettatore occasionale (a giudicare dal sonno profondo di Mary) e non passa neanche la prova di chi ha avidamente divorato i libri (cioè chi scrive). Quindi, cui prodest? (a parte la Warner che nuota nell’oro come zio Paperone grazie agli incassi, certo…)

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