Harry Potter e gli Sceneggiatori Babbani

” (…) il guaio è che gli uomini hanno una particolare abilità nello scegliere proprio le cose peggiori per loro” (Albus Silente)
Siamo alla fine di una lunga saga cinematografica, una delle più importanti degli ultimi anni, una delle più lunghe della storia. Il film di Harry Potter e la Pietra Filosofale uscì nel 2001, dopo che già quattro libri erano stati pubblicati. Sarà un caso, ma i libri dal primo al quarto sono uno meglio dell’altro, cosa che non si può dire dei libri successivi, usciti in piena Pottermania, tra cui salvo solo il sesto e in parte il settimo, per l’ecatombe.
Per dare un’idea di cosa è cambiato in questi dieci anni, ricordo perfettamente che si parlava di modificare sostanzialmente l’ambientazione per i film, perchè si temeva non avrebbero avuto successo.
Il 2001 era un anno lontano dal 3D, in cui iniziava un altro fenomeno tratto da libri (Il Signore degli Anelli) e in cui la Pixar e la Dreamworks si affermavano definitivamente con Monsters e Shrek, di supereroi se ne vedevano pochi. Era già tempo di remake e sequel (Il Pianeta delle Scimmie, Hannibal, Jurassic Park 3, La mummia 2) ma non ancora di raschio del barile. Il cinema era diverso, ma anche il resto: le torri gemelle ancora in piedi, ad esempio, fanno pensare ad un’altra epoca.
Mancano dieci giorni all’uscita dell’ottavo film. Il settimo libro è stato diviso in due perchè ora va di moda, non per reale necessità. E’ lungo, ma allora perchè ridurre ad un melò Il Principe Mezzosangue o amputare Il Calice di Fuoco, invece di ridurre al minimo la prima parte de I doni della Morte e condensare tutto? La risposta è ovviamente da trovarsi nella volontà di massimizzare i guadagni con il colpo di coda finale (per di più in 3D). I calcoli sono facilissimi.
Ho letto Harry Potter e la Pietra Filosofale d’un fiato, incapace di chiuderlo, molto prima che uscissero i film. Non ho visto al cinema I doni della Morte (e meno male) e, dopo averlo appena recuperato in dvd, non so ancora se andrò a vedere la seconda parte, considerata la mia delusione e la mia pazienza minata eccessivamente dagli ultimi blockbuster (Pirati, Cars, Transformers). In parte ciò è dovuto al fatto che conosco la storia, in parte al fatto che una saga lunga otto film stanca a prescindere, ma credo anche che ci sia dell’altro.
A dieci anni e sette film di distanza su otto, si può iniziare tracciare un bilancio di questo fenomeno. Nonostante l’enorme successo di pubblico, non si può certo dire che la saga di Harry Potter sia stata adattata nella maniera migliore per il grande schermo. Dal punto di vista artistico, si può parlare tranquillamente di occasione persa, visto che l’esperienza cinematografica non è minimamente paragonabile a quella letteraria. Lo è raramente, si sa che “era meglio il libro“, però è anche vero che raramente il soggetto di un libro si è prestato così naturalmente ad un adattamento cinematografico ed ecco perchè si poteva e doveva fare meglio. Dopo il primo film, il marchio si è venduto da solo e ancora continua, ma qualcosa è cambiato e di certo non in meglio. La necessità di adattare una trama sempre più complessa ed episodi sempre più lunghi hanno reso il compito degli sceneggiatori molto difficile (va riconosciuto) ma le scelte prese sono state sempre molto discutibili e, nel complesso, hanno reso Harry Potter un’esperienza trascurabile. Invece che la scelta giusta, si è presa quella facile, tanto per citare.
Mi affido ai ricordi, per mancanza di tempo, andando a ritroso. 
Harry Potter e i Doni della Morte parte I: a parte l’ultimissima parte a Villa Malfoy, non si capisce come faccia a durare oltre due ore un film in cui fondamentalmente non accade nulla. E’ evidente che tutto accada nella seconda parte, il che rende questo film abbastanza inutile, decisamente noioso e ripetitivo (l’ennesimo litigio tra Ron ed Harry…).
Harry Potter e Il Principe Mezzosangue: il peggior adattamento. Si nota che nel tempo la Rowling ha allentato le pretese di controllo, altrimenti non si spiega come il libro più bello sia stato trasformato volutamente  in un banale episodio di Dawson’s Creek. Imperdonabile.
Harry Potter e l’Ordine della Fenice: qui il discorso è complesso. Il libro fu il primo della serie ad uscire dopo l’esplosione mondiale della pottermania e soffre – rispetto ai quattro precedenti – un’eccessiva lunghezza e l’essere costruito intorno all’annuncio che un personaggio cardine sarebbe morto. Insomma, il libro è una palla mortale: evidentemente JK era troppo impegnata a contare le sterline. Il film, ahimè, non è da meno, riuscendo persino a tagliare l’unica cosa veramente bella del libro, ovvero la rivelazione sulla profezia riguardante Neville.
Harry Potter e il Calice di Fuoco: forse il miglior film, nonostante i pesanti tagli. L’equilibrio tra adattamento, fedeltà allo spirito originale e spettacolarità rende Il calice di Fuoco il film più completo e divertente di tutti. Le scene del torneo sono bellissime.
Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban: dopo lo scolastico Columbus, la mano di Alfonso Cuaron rende la saga interessante dal punto di vista estetico, ma la pecca in fase di script con l’omissione dei dettagli sul passato del padre di Harry è un po’ eccessiva e non necessaria. Resta al di sotto del libro, ma si lascia guardare.
I primi due film, di Chris Columbus, hanno il merito di una trasposizione fedelissima, soprattutto a livello iconografico, dei libri. E’ evidente la supervisione di JK Rowling, ed era sorprendente all’epoca la rispondenza tra quello che si era immaginato leggendo e quello che si vedeva sullo schermo. Essendo i primi due libri relativamente semplici rispetto ai successivi quanto a intreccio, gli elementi sacrificati nella trasposizione sono pochi e superflui (Pix su tutti, nel primo libro). Tutto sommato, sono film assolutamente godibili ed onesti, benchè senza particolari picchi, soprattutto per chi già conosce la storia.
Ho deciso, non vado. Forse.
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