Transformers 3

E anche ‘sta trilogia ce la siamo tolta dalle palle.
Durante la promozione di questo terzo capitolo, la frase che ho letto di più è che Transformers 2 era stato un incidente di percorso, come se un film del genere possa uscire per caso, mentre Transformers 3, ah signora mia, questo sì. E invece no, per niente. Se avessi visto prima Transformers di Cars 2, non avrei parlato così male della Pixar. E Cars 2 fa veramente pietà.
Il cinema di Micheal Bay è pieno di gnocca ed esplosioni più, in questo caso, enormi robot alieni parlanti. In termini generali, non sono contrario ad alcuno dei sopracitati elementi, anzi, ma ci vuole metodo e misura anche nel far saltare per aria Chicago. Il vero problema non è sulla scala grande, però, bensì su quella piccola: i personaggi del film sono tutti monodimensionali e senz’anima, umani e robot allo stesso livello. Alla spettacolarità delle scene d’azione – in particolare quella delle persone nel palazzo che crolla – si contrappone una incapacità drammatica di dare sostanza alle sequenze di alleggerimento o a quelle sentimentali, quelle insomma attraverso le quali dovremmo stabilire un contatto con i personaggi e preoccuparci della loro sopravvivenza. La trama è di una inconsistenza scoraggiante (neanche mi spreco a scriverla), i personaggi vengono presentati ed abbandonati rapidamente senza alcun senso: il personaggio di John Malkovich è un esempio lampante, ma anche i genitori di Sam sono delle comparse assolutamente irritanti e inutili, soprattutto per l’umorismo demenziale assolutamente fuori luogo. Invece di creare empatia, tutte queste sequenze non fanno che spezzare il ritmo della narrazione presentando quadretti superflui tra una scena d’azione e l’altra, prolungando inutilmente l’agonia.  E’ tutto fuori fuoco, fuori luogo, posticcio: il motivo è che  la sospensione dell’incredulità  va in tilt, perchè vi si deve far ricorso più per le scene con soli umani che per quelle contenenti i robot.  
Dopo pochi minuti, il film è già insostenibile proprio a causa di questo pseudo-umorismo che dovrebbe coinvolgere e per la pretestuosità di certe sequenze. La new entry Rosie Huntington Whiteley, che sostituisce degnamente –in quanto cagna e in quanto gnocca –Megan Fox, si nota per la sua entrata in scena –una prolungata sequenza che forse vale il sovrapprezzo del 3D in cui si seguono le sue notevolissime chiappe seminude in primo piano, – e per il fatto che, dopo essere stata sballottata per una Chicago distrutta ed essere sopravvissuta al crollo di un grattacielo in pieno stile Bay, arrivi alla fine del film senza un graffio, con trucco e parrucco perfetti e con i vestiti (BIANCHI) perfettamente puliti ed integri. Che avesse una clausola nel contratto? Mah.
Shia Leboeuf è un ottimo attore, potrebbe essere il nuovo Harrison Ford, peccato che invece di Star Wars si sia trovato nell’era dei Transformers, saga che fa apparire i dialoghi di Lucas degni di quelli di William Shakespeare. Non basta, come non basta aggiungere peso specifico al cast con Patrick DempseyJohn Malkovich (sprecatissimo) e Frances McDormand (sempre meravigliosa, chissà che penserà il marito di questa deviazione nel blockbuster…).
Dopo tre film si può affermare che l’elemento che funziona peggio  in questa saga patetica sono i robot, a cui proprio non ci si riesce ad affezionare, cosa piuttosto grave, essendo essi l’elemento centrale del film. Gli Autobot sono privi di personalità, poco accattivanti esteticamente, poco interessanti, poco sfruttati come personaggi al di là delle scene d’azione e di quelle comiche (che gli si addicono pochissimo). I Decepticon, invece, sono tutti uguali anche esteticamente e si fa una gran confusione per capire chi sia chi. A parte Isabel Lucas in Transformers 2.
Della battaglia tra il logorroico e antipatico Optimus Prime e Megatron (sì, ancora) ce ne frega poco, anche perché finisce come al solito, con Optimus a togliere le castagne dal fuoco a tutti dopo essersi attardato per chissà quale motivo (probabilmente per tenere uno dei suoi pomposi discorsi moraleggianti che Micheal Bay deve a tutti i costi propinarci in testa e in coda al film).
Transformers 3 è un brutto film (quasi quanto I Guardiani del Destino) e Transformers è una brutta saga che racchiude tutto il peggio del cinema americano moderno: è la deriva finale dei blockbuster anni ottanta, di cui è rimasta la forma ma si è persa la sostanza. Che produca proprio Steven Spielberg è un ironico ed amaro dettaglio. 
Meno male che tra un po’ esce Super 8.
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