I Guardiani del Destino

I Guardiani del Destino. Tratto da Philip K.Dick (bello!). Matt Damon ed Emily Blunt (oh yeah!). Cosa potrebbe andare storto? Ecco cosa: dirige George Nolfi, che fa di tutto per ricordarci il disastro che realizzò con la sceneggiatura di Timeline (quella volta toccò a Micheal Chricton veder distrutta una sua opera).
Evidentemente Nolfi non pensa quadrimensionalmente e non conosce la regola d’oro della fantascienza secondo la quale puoi inventare tutte le regole che vuoi, a patto di non tradirle/aggirarle in nome dello spettacolo.  
Così, mentre i semionnipotenti Guardiani del Destino possono “congelare” il tempo per cambiare le idee delle persone, possono far scontrare macchine e teletrasportarsi grazie ai loro cappelli (mah) tra le strade di New York, ma solo a Sud, a nord meno (mah), non possono fare a meno di rincorrere Matt Damon per tutto il santo film. Ma fermalo e basta, no? Ma teletrasportati davanti a lui e dagli una bastonata in faccia, no? E no, altrimenti dove sta lo spettacolo? Sono stupidaggini come queste che ti impediscono di prendere sul serio un film che avrebbe potuto essere notevolissimo, in mani più capaci.
Che ci sia un problema di manico lo si capisce anche da quanto poco convincenti siano Matt Damon ed Emily Blunt, soprattutto nelle due scene in cui scoprono la realtà dei Guardiani: sopra le righe ai limiti del ridicolo entrambi, come non si erano mai visti (la Blunt che guarda al cielo gridando “cosa mi sta succedeeeendo?” mentre l’inquadratura si alza ad accentuare l’effetto drammatico…roba da carrettieri, direbbe Sordi). In più, ci sono evidenti problemi di montaggio, è come se tutte le parti più interessanti fossero state tagliate. Ci sono rimandi e allusioni a cose che sembrano dover importare ma che poi non vengono mai mostrate o raccontate.
Parliamo della trama, riscritta da Nolfi perché quella di Dick non gli piaceva (e certo, chi cazzo è sto Philip Kappa Dick, io so’ George Nolfi). ATTENZIONE SPOILER: Matt Damon si innamora di Emily Blunt ma i Guardiani del Destino si oppongono non si capisce bene perché. Allora Matt Damon prende il cappello dal guardiano nero un po’ sfigato ed in crisi di coscienza (che evidentemente aveva letto la sceneggiatura) e comincia a teletrasportarsi come un cretino mentre i Guardiani lo inseguono incazzati. Invece di congelarlo/bastonarlo come sopra. Daje e daje, alla fine il capo dei Guardiani manda una lettera che dice vabbè, avete fatto tutto sto casino, facciamo che potete stare insieme. Però aridacce il cappello che ti sei fregato. FINE SPOILER.
Sorvolando sulla tematica “Dio/libero arbitrio/destino”, ormai abbastanza sviscerata e di cui comunque non si sentiva il bisogno (ma tanto Nolfi manco ci pensava), ci sono elementi nella trama che rivelano il potenziale inespresso del film. I Guardiani che si interrogano sulla liceità delle loro azioni potevano diventare il centro del film, se non si fosse optato per la storia d’amore più ridicola degli ultimi vent’anni. Matt Damon incontra la Blunt per cinque minuti in un cesso, poi dopo qualche tempo per cinque minuti sull’autobus, poi dopo tre anni. Ma non può fare a meno di lei. I Guardiani ci spiegano che secondo versioni precedenti del “piano del destino” , i due dovevano finire insieme (mentre la versione “attuale” del piano non lo prevede) e per questo si sentono attratti anche se non si vedono mai. A me me pare ‘na cazzata. Cioè: a parte che non si vedono mai , ma anche il loro amore è solo parte del piano. Poi, ma che scherziamo? Il piano del destino CAMBIA ogni dieci anni? E che destino è? Quindi a me che guardo, cosa me ne frega se si realizza un piano o l’altro? Tanto più che il finale svilisce la lotta dei personaggi contro il destino che li vuole separati, con un banale (letterale) deus ex machina. Lo spiegone finale non convince e puzza di fregatura e tutto il film serve solo a dimostrare che anche tra gli essere superumani che controllano il destino, se sei bianco, comandi, se sei nero al massimo fai casini e rovesci il caffè, se sei asiatico o ispanico, manco il caffè ti fanno gestire, se sei indiano non fai un cazzo, se sei Malcolm McDowell, sei il più cazzuto di tutti. Ma che siamo in un film di Alberto Sordi?

Peccato perchè l’idea dei Guardiani (un po’ Cielo sopra Berlino, un po’ Matrix) e quella delle porte non sono per niente male…ma usate così diventano solo parte di una buffonata colossale. Nolfi, ma cambiare mestiere?
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