KICK-ASS

 “With no powers come no responsability. Only, it’s not true”
Il primo numero de L’Uomo Ragno che ho comprato risale al novembre 1994 (numero 155, lire tremila). Abbagliato da una scintillante cover metallizzata, mi sono lasciato irretire e sono sprofondato nel vortice della comicsdipendenza. E’ un guaio, ci vogliono anni e anni per trovare un equilibrio. Guarire, non se ne parla. 
Ricordo una volta di aver fatto un calcolo: quattro paghette da 10000 lire al mese non erano più sufficienti a coprire le spese di fumetti (mi toccava andare in edicola con mio padre il sabato e infilare nel mazzo dei suoi quotidiani qualcuno dei fumetti più costosi, tipo quelli da 4500 lire). Poi, ho dovuto tagliare qualche titolo (tanto Capitan America una palla era e una palla rimane).
I fumetti americani di supereroi fanno, mediamente, schifo. Avete presente Dylan Dog? Un numero bello e dieci dimenticabili. Dipende da chi scrive e da chi disegna, e vale anche per Batman e L’Uomo Ragno (solo che là le uscite sono centinaia al mese, e la proporzione tra storie decenti e mediocri è anche peggio di quella di Dylan Dog).
La miniserie Kick-Ass (8 numeri appena) è stato dunque un piccolo shock per me, ormai convinto di saperle tutte sui fumetti americani e sulla Marvel in particolare. Nudità, volgarità, violenza ed autoreferenzialità più un’idea davvero brillante: e se un adolescente appassionato di fumetti provasse a fare il supereroe? 
In breve, la trama è questa: Dave Lizewski, sfigato adolescente, decide di fare l’eroe mascherato. Alla sua prima uscita viene accoltellato e investito da un’auto che quasi lo uccide. Appena si ristabilisce, ricomincia e diventa una star (grazie a Youtube). Le cose si complicano quando pesta i piedi ad un boss della malavita e si allea con il duo di psicopatici vigilanti mascherati formato da Big Daddy e la sua letale figlioletta Hit-Girl.
Un primo atto iperrealistico e metafumettistico, un secondo più “canonico”: l’idea di partenza di ambientare una storia di supereroi nel mondo reale viene parzialmente contraddetta dalla presenza di Hit-Girl, ma in qualche modo – soprattutto grazie ai testi – la cosa funziona alla perfezione.
Disegnato da un’icona come John Romita Jr., l’effetto generale è ancora più spiazzante.
Tutta ‘sta pippa per dire che insomma, qualcosa ci capisco e sono dieci anni che vedo i miei fumetti essere scaraventati su uno schermo gigante, non sempre con risultati accettabili (vedi il recente, pessimo Dylan Dog), sia dal punto di vista squisitamente cinematografico sia da quello del nerd che sussulta se dal ponte viene lanciata Mary Jane e non Gwen.
Kick-Ass esce al cinema e per la prima volta da che io ricordi non c’è bisogno di adattamento: il fumetto è in pratica lo storyboard del film. Ci sono alcune non trascurabili variazioni nella trama (il che rende il film molto interessante), ma lo spirito dell’opera originale è là: Kick-Ass è una storia sui dolori della crescita, sull’isolamento della generazione Youtube e sulla mancanza di equilibrio dei tempi che corrono. Genialmente mascherata da fumetto di supereroi.
Il cortocircuito tra fumetti e lettori si traduce sullo schermo perdendo un po’ il senso dell’operazione (un fumetto che parla di un lettore di fumetti fa un effetto diverso da un film che parla di un lettore di fumetti, no?) ma guadagnando in spettacolarità. Ci sono degli attori meravigliosi e c’è un commento sonoro fantastico, un vero valore aggiunto, degno in certi passaggi del miglior Tarantino.
Non c’è bisogno di leggere fumetti dal 1994 per apprezzare Kick-Ass, sia chiaro: questo è un film d’intrattenimento riuscitissimo, che non paga dazio alle mode imperanti (franchise, 3D, star fuori ruolo tipo Jessica Alba a fare la donna invisibile) ed è un grande successo di critica e pubblico (infatti da noi esce un anno dopo). Da un lato, c’è un esempio di soggetto e di stile praticamente perfetto per mezzi espressivi diversissimi (tutti gli altri fumetti sono stati pesantemente adattati almeno in termini estetici nel passaggio sul grande schermo), dall’altro un film che potrebbe essere un passo importante nella definizione di un nuovo cinema di intrattenimento, magari meno per famiglie ma comunque di ottima fattura e che non viene pubblicizzato tramite il numero di zeri in fondo alla cifra del budget. Simile, per certi versi, a Scott Pigrim vs. The World , ma più incentrato sui personaggi e graziato da interpretazioni certamente di livello superiore. I tempi di E.T. sono passati, ma guai a chi cammina con la testa rivolta indietro.
La recensione di Kick-Ass è qui. (se non c’è, ci sarà nei prossimi giorni)
Ecco il trailer….
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