Burke & Hare – Ladri di Cadaveri

L’altra sera ero in macchina, nel traffico. Ad un certo punto dal cd che avevo messo (L’America del Rock volume 2, una vecchissima collana di Repubblica, così vecchia che l’avevo comprata in cassetta) è partita I can’t turn you loose di Otis Redding, versione live.
Mi è venuto da ridere, ho accelerato: un riflesso condizionato. E se avessi avuto degli occhiali da sole nel cruscotto me li sarei messi, anche se era sera. Perchè non si può andare piano con I can’t turn you loose. Anche se non sei Elwood Blues, anche se non guidi una Dodge della polizia di Chicago, anche se non finisci in carcere ogni volta che suoni dal vivo.
Burke & Hare, ultima fatica di John Landis, dico: J O H N L A N D I S, detiene un particolare primato nella mia vita di cinefilo: è l’unico film che ho visto due volte nello stesso giorno, complici sicuramente il pass stampa e l’ordine delle proiezioni del Festival di Roma, ma anche perchè mi ha divertito davvero molto.
Chi si è perso la Lezione di Cinema di Landis, può rimediare con Burke & Hare, che è un vero compendio di tutti i temi cari al regista: comicità semplice, più fisica che cerebrale, un po’ di horror e molta autoironia. Oltre ad un cast perfetto.
Più che un film nuovo, Burke & Hare sembra un classico degli anni Ottanta, per temi, toni e tempi comici. Non a caso, John Landis ha dovuto cercare i fondi per il film in Gran Bretagna – dove evidentemente la sua carriera da regista fa ancora un certo effetto.
Oggi in America fanno ridere (anche me, intendiamoci, non sono i soliti discorsi sui bei tempi andati) film come Una Notte da Leoni, o Jackass: la comicità che scaturisce dalla cattiveria, dalla demenza: sono i tempi che corrono. Si ride sempre di qualcosa o di qualcuno. Landis non ci sta e ci ricorda come si rideva di cuore e di pancia trent’anni fa, ai tempi di Una Poltrona per Due e Animal House. Andy Serkis e Simon Pegg non hanno certo il carisma e la follia di John Belushi o Eddie Murphy, ma sono semplicemente perfetti nei ruoli dei protagonisti, regalando un’anima a due dei criminali più feroci della storia del Regno Unito.
Sviscerare altri aspetti del film sinceramente non credo abbia senso: Burke & Hare va goduto per la sua semplicità. Fa ridere, cavolo. Non basta questo?
Spero che Burke & Hare non abbia su qualcuno l’effetto di transfert che The Blues Brothers ha avuto su di me (un conto è voler far parte di una band un conto diventare un maniaco omicida)…ovviamente i due film non si possono paragonare, ma l’incipit di questa recensione è semplicemente un omaggio a quel cinema che ti resta dentro a sufficienza da accenderti una scintilla e da legarti a ripetute, periodiche visioni o improvvise accelerazioni con la macchina. Burke & Hare me l’ha ricordato in più di un momento.

Bentornato John.

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