Gianni e le donne

“Sto aspettando di sbagliare il secondo film”: Massimo Troisi rispose così, sornione e geniale, ad una giornalista che gli chiedeva quali fossero i suoi progetti dopo il successo di Ricomincio da Tre.
Gianni Di Gregorio rispetta il clichè che Troisi aveva scaramanticamente invocato e non conferma la freschezza dell’esordio di Pranzo di Ferragosto.
Proprio come le bottiglie di champagne lasciate aperte a svaporare dalla madre del protagonista, questo Gianni e Le Donne sembra una versione svaporata di Pranzo di Ferragosto: a Di Gregorio non riesce il gioco di prestigio un’altra volta e ciò che nel primo film era un pregio, in questo diventa un difetto. Un conto è mettere quattro vecchiette intorno ad un tavolo e far loro da spalla (se lo faccio io con mia nonna, premiano a Venezia anche me), un conto è avere ambizioni diverse.
Ci sono varie cose che non convincono: una regia piuttosto scolastica, attori che non hanno i tempi giusti (a parte Valeria de Franciscis, che secondo me però non recita, è proprio così), una trama che non decolla mai e non approfondisce il tema principale, che pure era interessante: l’inizio della vecchiaia, la fine della maturità, l’uscita dalla fascia appetita dai pubblicitari, insomma. Una premessa quasi alla Woody Allen: un uno contro tutte (madre, moglie, figlia, amiche, ex amanti) in cui all’uomo però gioca decisamente contro anche l’età.
Il problema è che Gianni (personaggio) non vive alcun conflitto che non si possa risolvere nel bicchiere di vino bianco che Di Gregorio fa tenere sempre in mano al suo personaggio dai tempi di Pranzo di Ferragosto. A proposito, che senso hanno i riferimenti all’eccessivo bere se poi non concludono in qualche direzione precisa? Forse qualcuno ha criticato l’onnipresenza del vino e Di Gregorio gli ha dato il contentino? Tipo “non fatelo anche voi a casa”?
Non è l’unico elemento che sembra un po’ tirato via in un film che vive su un equivoco fondamentale: De Gregorio vuole riproporre il minimalismo furbetto alla base del successo di Pranzo di Ferragosto, sperando in un bis, ma un film che ha già nel titolo un respiro più ampio necessita anche di accorgimenti diversi dal punto di vista della scrittura e della recitazione.
E’ come fare un pranzo di nozze in trattoria per bere il vino della casa che si prende con gi amici.
La Roma afosa e sempre assolata fotografata nel film è bella e poco glamour, diversa da quella di Moretti e diversa da quella di Ozpetek, ma è una cornice immensa per un quadretto piccolo piccolo.
Al netto della forza vitale di Valeria de Franciscis, che ha in sé tutto ciò che adoriamo e detestiamo delle vecchiette della nostre famiglie, di Gianni e le donne resta ben poco: una serie di inutili quadretti slegati tra loro, con il faccione di De Gregorio sempre in primo piano. Purtroppo la remissività del suo personaggio (che non brilla poi neanche per simpatia) fa in modo che la sua onnipresenza non fornisca una chiave di lettura o uno spunto di riflessione sul tema uomo/donne, ma sia solo un’ironica dichiarazione di resa che stanca molto presto e non si rinnova nel corso del film.

Per la cronaca, il secondo film di Massimo Troisi fu “Scusate il Ritardo”, vedi la scaramanzia certe volte…

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