Femmine contro Maschi (contro Femmine)

“Mi manca Yoko Ono”

Secondo episodio del dittico di Fausto Brizzi dedicato ai rapporti uomini-donne : non cambia molto rispetto al primo e di certo non c’è la tanto strombazzata inversione di punti di vista (stavolta, secondo molti media che evidentemente si sono basati sui comunicati stampa e non sulla visione del film, avrebbe dovuto essere prevalente il punto di vista femminile).

Femmine Contro Maschi, invece, è solo Altri Maschi contro Altre Femmine: probabilmente in fase di scrittura Brizzi e soci hanno avuto troppe idee per un film solo, ma invece di scartare le peggiori per fare un buon film, hanno preferito spalmare tutto in due che appena superano la sufficienza (ma portano a casa il doppio degli incassi e liberano Brizzi dal contratto di esclusiva con il suo produttore attuale).

Riassunto del primo film: De Luigi tradisce la Ocone con la Wurth, Vaporidis si litiga la Ferbelbaum con un’amica lesbica, Preziosi si innamora della Cortellesi, Signoris molla Pannofino per Cederna.

Riassunto del secondo film: Bisio si rimette (forse) con una bambola gonfiabile simile alla Brilli, Solfrizzi si fa ingannare dalla Littizzetto, Ficarra preferisce i Beatles alla Inaudi (bella e brava), Picone preferisce i Beatles alla Autieri (bella e basta).

Risultato: si poteva tranquillamente fare a meno delle storie di Bisio, di Vaporidis e Preziosi e condensare il resto in un solo film.

Non condivido le critiche che giudicano questo secondo episodio inferiore al primo: si sente solo la mancanza di Fabio De Luigi, per il resto si ride di più ed è più accentuato il contrasto tra i sessi, sempre e comunque a favore dei maschi. Anzi, Maschi Contro Femmine non raccontava nulla di conflittuale, solo semplici storie d’amore che cominciano/finiscono/vanno in crisi.

Femmine Contro Maschi invece racconta di donne che tarpano le ali ai sogni dei propri uomini e tentano di trasformarli in manichini obbedienti e disciplinati: la Littizzetto – complice un’amnesia del marito Solfrizzi – addirittura gli fa cambiare accento, le mogli di Ficarra e Picone non capiscono la loro passione per la musica (rabbrividiamo).

Il problema del film è questo, almeno in relazione alla filosofia (dichiarata) dell’operazione: l’immaturità dei maschi è perdonata e giustificata dal loro essere anche altro al di fuori della coppia (amici, tifosi, musicisti), mentre le femmine sono dei mostri (a meno che non siano amanti). L’universo femminile è dunque trattato piuttosto male: non c’è niente di falso o esagerato, ma magari anche qualche qualità femminile la si poteva far intravedere tra un difetto e l’altro. A parte ciò, il tutto è comunque divertente, soprattutto grazie ad un bravissimo Emilio Solfrizzi (sottovalutato e sottoutilizzato dal nostro cinema) e a Ficarra e Picone che sono gli unici Maschi veramente Contro le proprie Femmine. Per inciso, puoi essere pure la Autieri in babydoll – ma una frase contenente l’espressione ridicola fissazione per i Beatles” è un’autorizzazione a procedere per qualunque nefandezza, dal rutto libero al tradimento con la migliore amica (prima, ovviamente, di una rottura definitiva ed insanabile).

Decisamente scontato e fuori contesto l’episodio di Bisio: la Brilli mitraglia le battute come se avesse paura che recitandole a velocità normale, articolando la frase, potrebbe dimenticarsele a metà. Bisio fa il suo, ma non ha sponde credibili (se non nei pochi scambi con Gigio Alberti).

Insomma, per Brizzi le donne sono tutte della peggior specie: ad alto mantenimento e convinte del contrario. Il lieto fine da cassetta non regge, nella realtà poche delle storie raccontate lo avrebbero incontrato (e del resto, chi conosce una coppia formata da un benzinaio ed un medico?). Visto il tema, si poteva spingere di più sul confronto offrendo qualche spunto di riflessione, ma il livello oggi questo è e questo ci teniamo, per di più in duplice copia.

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