Another Year

Another Year di Mike Leigh ha preso cinque palle su Il Messaggero. Signora si sieda che è cominciato, e stia zitta. Altre quattro sono quelle che ci siamo fatti io e Mary (due a testa), e siamo già a nove palle. No signora, il suo posto è in fila M, questa è N. Noioso, non c’è che dire: Another Year No, signora, la fila è questa, ma lei ha i biglietti per lo spettacolo delle 18. No, non so che farci, si vuole sedere in braccio? dicevo, Another Year in effetti si basa sulla magistrale tiri tiri tiri tin tiri tiri tiri tin INTERPRETAZIONE di alcuni ottimi attori, ma tiri tirit tin tiri tin tiri tiri tin FORSE tiri tirit tin tiri tin tiri tiri tin SIGNORA SE NON LO SA USARE, L’IPHONE, SI COMPRI UN CAZZO DI NOKIA DA 30 EURO. E SPENGA STA SUONERIA! Si diceva? Ah sì, il film di Mike Leigh non contiene conflitti, non racconta una storia, non inizia e non finisce: a tratti diverte, a tratti intristisce Signora, non me ne frega niente che lei deve comprare le presine per il forno, che si sono bruciate, stia zitta.

Basta, rinuncio. E’ vero, Another Year è una palla no prego, passi, si figuri tanto è cominciato da soli venti minuti, per lo spettacolo successivo è in largo anticipo una palla mostruosa, ma vederlo in una sala colma di gente che non ha il minimo senso dell’educazione non aiuta di certo. Another Year è un film in cui i silenzi, gli sguardi, le situazioni, pesano più delle parole e dello svolgimento, in cui intepretazioni impressionanti (Jim Broadbent e Ruth Sheen su tutti) danno sostanza ad una sceneggiatura volutamente povera: questo film fotografa senza filtri la vita di una coppia sulla settantina baciata da un invidiabile affiatamento e da una coinvolgente serenità, di cui Mike Leigh ci racconta un anno di vita, un altro anno, un anno qualunque. Se in ogni silenzio qualcuno commenta ad alta voce o approfitta per fare due chiacchiere, il film è finito prima di cominciare, la tensione emotiva non si propaga mai oltre il piano dello schermo. I protagonisti del film si chiamano Tom e Jerry: c’è UNA battuta in merito alla cosa, la sala si sganascia anche in un momento successivo (molto drammatico) in cui i nomi vengono ripetuti. Natale al Quattro Fontane: cinema da evitare nel weekend, ormai: pieno di gente di mezza età al cinema per ripararsi dal freddo e di gruppi di signore ciarliere e rincoglionite alle prese con l’appuntamento settimanale della cultura. Ve lo meritate, il Rubygate. No signora, per favore, affari suoi un cazzo, brava persona un cazzo e magistratura di sinistra un cazzo. Non si immischi anche nella recensione.

L’unica cosa da ricordare di questa serata da incubo è stata la fine del film: la musica dissolve su un drammatico primo piano, prima del nero. Mentre scende la musica, sale inesorabile la russata del tipo due file avanti. Ilarità generale, film in vacca e tanti saluti (finale da film, a pensarci).

Questo è un genere di film che non capisco molto e non so apprezzare, ma ho il diritto di annoiarmi in pace e comunque sempre meglio Another Year delle persone che avevo intorno: almeno il film posso scegliere di evitarlo. Signora, si svegli, è finito, se non si sbriga si perde Il Lotto alle Otto.

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