The Green Hornet

C’era una volta Michel Gondry, visionario regista appassionato di effetti speciali fatti a mano, capace di tramutare in film prima le sue visioni (L’Arte del Sogno) e poi la sua passione per il cinema (Be Kind Rewind), dopo aver stupito e commosso tutti con Essere John Malkovich e Eternal Sunshine of the Spotless Mind, senza dubbio tra i capolavori del decennio appena finito.
C’era una volta, appunto, perché è difficile trovare qualcosa del genietto francese in The Green Hornet, adattamento moderno della vecchia serie che lanciò Bruce Lee. Certo, per essere un film di supereroi (o meglio, la versione di Seth Rogen di un film di supereroi, siamo ai limiti della parodia), si vede che c’è una regia attenta e non scontata, ma da qui a dire che si vede la mano di Gondry ce ne passa. Insomma, poteva andare meglio, ma anche molto peggio.
Al contrario di Be Kind Rewind dove l’equilibrio tra Jack Black e Michel Gondry funzionava (inaspettatamente) alla perfezione, The Green Hornet è evidentemente un’emanazione di Rogen, che produce, scrive ed interpreta, con un regista certamente non inesperto o accademico, ma che non sembra averci messo molto del suo. Del resto i toni ed i ritmi non sono certo quelli cari a Gondry, che evidentemente ha il mutuo da pagare ed è stato coinvolto nel progetto praticamente a cose fatte, dopo la rinuncia di una dozzina di registi.

Nonostante sia contrariato dalla “assenza” dei “Gondryismi” che mi piacciono tanto, va detto che The Green Hornet è un piacevole intermezzo fracassone piazzabile tra la cena e la digestione, una “buddy comedy” di semi-supereroi in cui Rogen si trova nel ruolo insolito del carnefice (e gli viene anche bene) e Jay Chou (anche lui assoldato all’ultimo momento, divertentissimo nel ruolo di Kato) in quello della vittima.
Il film si basa completamente sull’interazione tra i due, il resto fa colore: la trama, i ruoli minori (seppur interpretati da nomi altisonanti quali Cameron Diaz, Christoph Waltz e James Franco) , gli effetti… tutto fa brodo, ma la sostanza sta nella coppia di sedicenti eroi, improbabile quanto riuscita.
Invece di mettere insieme due nomi da cassetta in un film mediocre e sperare di sommare gli incassi che le due star farebbero separatamente (DeNiro/Pacino? Jolie/Depp?), Rogen e Chou sono finalmente due attori con una chimica che produce una reazione positiva. In questo caso, pur essendo il film leggerino, i due ruoli sono scritti per essere complementari, come si addice ad una buddy comedy, e sono affidati intelligentemente a due attori altrettanto complementari sia per fisico che per modo di recitare: Chou probabilmente muove i muscoli della faccia in tutto il film tanto quanto Rogen lo fa in una scena qualunque. E’ tutto qui, ma può anche bastare.

Per un film di Gondry, aspettiamo il prossimo giro.

Annunci