Tron Legacy

“Io non sono tuo padre”
Gli anni Ottanta, generalmente bistrattati per la moda, la musica, le abitudini, al punto che persino Raf si chiedeva se ne sarebbe restato qualcosa, sono stati invece una miniera di film commerciali basati su idee grandiosamente semplici, di effetti speciali pioneristici ma coraggiosi: date un’occhiata qui, se non ci credete. Ogni anno, un capolavoro: non un film d’autore, ma un pop corn movie assolutamente geniale e -soprattutto – originale: E.T., Indiana Jones, Ghostbusters, Gremlins, Ritorno al Futuro, Blade Runner, Terminator, The Blues Brothers

Accanto ai titoloni, ci sono classici minori, film a cui solo gli anni hanno reso giustizia, magari grazie all’home video o al semplice maturare delle condizioni giuste.

Certe idee erano troppo avanti per la tecnologia a disposizione: visti oggi, molti film sembrano limitati, non privi di un certo fascino retro, certo, ma soprattutto sembrano contenere un potenziale che solo l’odierna tecnologia può sfruttare. E’ quello che ha pensato Lucas (per primo, come sempre) rimettendo mano alla sua trilogia. E’ quello che in sostanza stanno facendo tutti da dieci anni a questa parte: rovistare negli archivi del decennio 1980/1990 in cerca di concept da resuscitare e pompare al computer. Una mano di vernice e via. Se vendeva trent’anni fa, vende anche oggi, e neanche c’è bisogno di marketing, chè il brand si vende da solo.

Generalmente ci sono due strade: o ricominciare da zero la storia, non dimenticando di inserire qualche rimando per i fan della vecchia versione del film, o proporre un sequel vero e proprio, andando a recuperare i protagonisti del vecchio film ed affiancandoli a qualche nome di punta o da lanciare (hai visto mai si avviasse un redditizio franchise).

Anche la Disney tentò la strada della sperimentazione negli anni Ottanta, ad esempio con Tron. Visto oggi, un capolavoro, originalissimo, visionario, profetico. Ma mio dio, come sa di vecchio, con quelle quelle animazioni poligonali e quegli effetti antidiluviani. E così anche Tron si è sottoposto al lifting digitale, un po’ come Jeff Bridges, protagonista del primo episodio ed ora sdoppiato digitalmente in questo Tron Legacy. E tanto Jeff Bridges sembra posticcio nella sua versione ringiovanita (ma dove guarda??), tanto lo sembra tutto il film, che offre l’ennesimo 3D superfluo (nonostante il trucco à là Mago di Oz che il mondo reale è in 2D e quello virtuale in 3D).
Garreth Hedlund ed Olivia Wilde (nome e faccia da pornostar) si contendono il premio “Madame Tussaud” per l’espressività, mentre Jeff Bridges (quello vero) ha un personaggio scritto davvero male e non riesce neanche a salvarlo con un po’ di mestiere.

Quanto alla regia, bah. Non c’è una scena degna di nota, non c’è una scena madre, non c’è niente di veramente sorprendente, a parte le palesi scopiazzature di Star Wars e la noia mortale che prende il sopravvento dopo pochi minuti. La sceneggiatura è assolutamente risibile, con punte di involontaria comicità che ti fanno pensare che i sequel sono una violenza della fantasia dello spettatore ed andrebbero vietati per legge. Io non voglio che Kevin Flynn dica cose tipo “stai interferendo con il mio stato zen“. Come farò, la prossima volta che vedo Tron, a non pensare che Flynn invecchierà diventando una specie di monaco zen rincoglionito? Si può fare la damnatio memoriae di un film per preservare la qualità dei precedenti episodi?

La cosa più fastidiosa è che tutto quello che si sia riuscito a fare in termini di invenzioni sia l’upgrade grafico delle celebri motociclette virtuali e l’aggiunta delle macchine e degli aerei. Forse non c’è nulla che si sia sviluppato tanto quanto l’informatica tra gli anni ottanta ed oggi. Ma niente di tutto quello che avrebbe potuto essere inserito ha un minimo riscontro in Tron Legacy, neanche per sbaglio: il mondo virtuale non è che una copia al neon di quello reale. Ogni elemento nel vecchio Tron rappresentava un’entita fisica o logica di un computer: il bit, il programma, l’interfaccia, la memoria, tutto aveva perfettamente senso, anche se la sua genialità era forse poco accessibile ai “profani”. Allora, per non sbagliare di nuovo, il mondo virtuale versione 2010 ha il bar, i DJ, l’esercito, la questione razziale, i soprammobili. Mancano solo la piazza con la chiesa e il cane da portare a pisciare.

Pochi giorni fa una simpatica famiglia di buzzurri in fila alla cassa del cinema (erano in sei e ognuno voleva vedere un film diverso, per fortuna io ero davanti a loro…) si affidava alla figlia più smart (fronte bassa e occhi vicini) per la seguente descrizione (cito testualmente) di Tron Legacy: “è un film della Disney, quello dello spazzio, ‘o volevo vede’ “. A regazzi’, lassa perde.

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