Not In Kansas Awards 2010: IL PEGGIO

Giunti in fondo ad un lungo anno di cinema, tiriamo un po’ di somme! Ecco il meglio ma soprattutto il peggio del 2010. I film che ho visto quest’anno sono stati 86 , ma per queste classifiche non considero i film visti in replica (Ritorno al Futuro, Hair, Rocky Horror, Nausicaa della Valle del Vento) e neanche quelli usciti quest’anno ma che ho visto l’anno scorso in anteprima. Su tutti, Tra Le Nuvole di Ivan Reitman con George Clooney, che ritengo uno dei migliori film in assoluto degli ultimi anni (e quindi sicuramente da top 10).

CATEGORIA PEGGIOR FILM:

In ordine sparso, i peggiori 10 dell’anno, così brutti che persino l’ultimo di Allen e La Bellezza del Somaro non sono riusciti a farne parte (e ce ne vuole…):

10) Il figlio più piccolo di Pupi Avati

Altro che Cary Grant: De Sica non si contiene, Zingaretti gira a vuoto, la Morante è insopportabile. Il Wall Street de noantri non funziona in nessun modo. Pupi Avati meglio quando si lascia andare all’amarcord che alla satira.

9) Fuori Controllo di Martin Campbell

Uno dei peggiori film che ho visto negli ultimi 29 anni. Brutto quasi quanto Un Alibi Perfetto con Michael Douglas dell’anno scorso…va bene che da brutti film nascono recensioni divertenti, però c’è un limite a tutto…

8) Nine di Rob Marshall

Cast stellare e due palle così. Il tipo di musical che proprio non mi va giù, con un sacco di attori italiani a fare particine squallide di contorno.

7) Brotherhood di Nicolo Donato

Quattro barzotti per un danese. Nazisti. Gay.

6) Dog Sweat di Hossein Keshavarz

Di certo non ha sudato lo sceneggiatore, che però è un cane. In Iran i giovani vivono normalmente. A parte che non ci credo, comunque STI GRANDISSIMI CAZZI: se non succede niente, che c’è da raccontare?

5) I want to be a soldier di Christian Molina

Valeria Marini. Recita. In INGLESE. Però il bambino che le dice “non sembri una maestra, sembri una troia” vale lo strazio del film ( o quasi).

4) L’uomo nell’ombra di Roman Polanski

Ammetto che questo forse non l’ho capito io, viste le critiche entusiastiche di mezzo mondo. Però obiettivamente la storia non sta in piedi.

3) Somewhere di Sofia Coppola

Film ad uso e consumo delle superstar di Hollywood stressate e depresse per il troppo benessere. Sofia, hai rotto le palle. Ma veramente.

2) Indovina chi sposa Sally di Stephen Burke

Pessimo esempio di contaminazione di comicità americana ed inglese, non si ride mai. E Sally Hawkins è insopportabile.

1) Avatar di James Cameron

Riporto integralmente la mia recensione: che cazzata.

Non è cinema, è uno spot alla tecnologia. Si vede meglio su un bel monitor full HD che al cinema, ma non c’è sostanza comunque. James Cameron è George Lucas senza idee.

The Winner is….

0) il 3D

Un anno di film pietosi, emicranie, prezzi maggiorati e colori alterati, e neanche un film che ne abbia giovato. Speriamo passi in fretta questa moda…Per Ritorno al Futuro c’era la coda al cinema, a qualcuno sarà venuto in mente che forse un buon film è meglio?

CATEGORIA DELUSIONE dell’anno, ecco i vincitori:

5) Alice in Wonderland di Tim Burton

Non ne resta traccia, Burton annacquatissimo. Peccato perchè per gli occhi è uno spettacolo.

4) Iron Man 2 di Jon Favreau

Un trailer di due ore di Thor e del film de i Vendicatori. Peccato.

3) Happy Family di Gabriele Salvatores

Salvatores fa come i discografici italiani negli anni sessanta, fa una cover e si dimentica di inserire i credits degli autori originali sull’etichetta. Mia madre pensava che Pregherò fosse originale. Poi ha sentito Stand By Me. Happy Family sta a I Tenenbaum come il terribile pezzo di Celentano sta a quello di Ben E. King.

2) Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni di Woody Allen

Woody, io i soldi te li continuo a dare finchè tu fai film, perchè ti voglio comunque troppo bene. Però dai.

1) La Nostra vita di Daniele Luchetti

Rispetto ad altri film di Luchetti, mi è sembrato meno sincero ed efficace. Ma sono gusti. Poi Germano ha un po’ rotto.

CATEGORIA PEGGIOR ADATTAMENTO DI TITOLO

Per questa categoria entrano necessariamente in gioco anche film che non ho visto, ma di cui ho potuto disprezzare il titolo. Sicuramente qualcosa mi è sfuggito o il mio cervello lo ha rimosso per decenza.

5) Dragon trainer (How to train your Dragon)e American Life (Away we go)

La nuova moda degli adattatori di titoli, dopo le ipotetiche (Se mi lasci ti sposo, Se scappi ti sposo, Se mi sposi ti sposo eccetera): cambiare il titolo ma lasciarlo in americano. Perchè è più cool e produce un income di revenues maggiore del target. Provinciali.

4) Indovina chi sposa Sally (Happy Ever Afters)

Già il film fa cagare (o cacare, tanto fa schifo sia a Roma che a Milano), poi si sono inventati questo misto pessimo che ricorda Indovina chi viene a cena, Harry ti presento Sally, ma che rientra nella consueta prassi A) di rivolgersi allo spettatore, B) di coniugare nel titolo il verbo sposare. Con l’aggravante che Sally NON è un personaggio, bensì il nome dell’attrice.

3) Piacere sono un po’ incinta (The Back-Up Plan)

Scelgo questo in rappresentanza di tutte quelle commedie romantiche stantìe come il pandoro di Guido che dal 2006 è nella credenza di casa, che si distinguono, in originale, solo per l’atroce attrice protagonista ed il titolo. Che in Italia inevitabilmente diventa uguale per tutte. Così dopo un po’ di tempo non ricordi più se è a Jennifer Aniston che sono cresciuti i baffi o a Jennifer Lopez che è cresciuto il naso.

2) Un weekend da Bamboccioni (Grown-Ups)

Ma fra venti anni, quando – sperabilmente – il ministro Brunetta e Padoa Schioppa saranno solo un vecchio ricordo sbiadito, chi saprà spiegare questo titolo? Probabilmente non ce ne sarà bisogno, visto che non credo sia un capolavoro, ma solo l’ennesimo esempio di autoerotismo cinematografico di Adam Sandler. Comunque, pessimo titolo.

1) We want sex (Made in Dagenham)

Questo vince a mani basse: non solo SEX è scritto a caratteri cubitali sulla locandina, tanto da far pensare a quantità di amplessi degne di un porno, ma ricade anche nella categoria della traduzione in un’altra frase inglese. Inoltre, è un raggiro bello e buono: il film parla della battaglia delle lavoratrici per la SEX EQUALITY, da cui lo slogan We Want Sex Equality, da cui il titolo italiano, che dimentica furbescamente la parola chiave. Comunque, chi si lascia infinocchiare se lo merita.

La cosa peggiore vista al cinema, anche quest’anno, resta la gente, dalle cassiere agli spettatori. Così maleducati, così soprendentemente imbarazzanti da far impallidire qualunque sceneggiatura e qualunque effetto speciale. E purtroppo, sono in 3D (4, considerando gli odori…). C’è di che vergognarsi, stiamo diventando un popolo da terzo mondo.

A presto con il meglio del meglio del meglio……..

Annunci