American Life

Dopo Revolutionary Road, non ufficiale seguito di Titanic, con le illusioni giovanili di Leo & Kate che affondavano contro l’iceberg della realtà, Sam Mendes torna a prendere a picconate l’American Way of Life con Away We Go (…tradotto incomprensibilmente con un altro titolo americano e arrivato da noi dopo un anno dall’uscita, sempre perchè non ci facciamo mancare niente). C’è un netto cambio di prospettiva, è evidente. Revolutionary Road era una spietata e tragica cronaca delle conseguenze di una scelta sbagliata, dell’illusione dell’onnipotenza e della perfezione del sogno americano.
Away we go è diverso: la coppia è giusta, giustissima. E’ il contesto ad essere inquietante, o forse solo non esattamente il migliore dei mondi possibili in cui mettere al mondo un bambino.
La famiglia, il lavoro, gli amici, i parenti: sono certezze che non abbiamo, variabili che non possiamo controllare del tutto. Possono sparire, cambiare, rivelarsi fragili. Che si fa?
Dai film di Mendes si esce con la domanda (o più di una…), ma senza una risposta rassicurante.
Il taglio dato all’opera, con attori non certo di richiamo e un impianto da film indipendente, aiuta a capire che Mendes ci racconta un’altro pezzo ancora di America: una generazione un po’ abbandonata a se stessa, in cui però la fiducia – seppur messa continuamente alla prova – non crolla, soprattutto se si riesce a creare un percorso insieme a qualcuno, a stabilire le proprie fondamenta anche se vengono a mancare le sicurezze che l’occidente promette, dall’aiuto dello stato a quello dei genitori alla sicurezza di un lavoro.

Finalmente, un film che racconta sinceramente una storia, che anche se innestata pienamente nel cinema di Mendes, è basata sapientemente su personaggi costruiti a tutto tondo, di cui svela di scena in scena l’umanità, magari con i dettagli più insignificanti (la fissazione di lui per le tette della sorella della di lei è geniale, ma non è la sola, così come l’avversione per il passeggino del personaggio di Maggie Gyllenhal), certamente forzando un po’ le situazioni familiari incontrate dai due, tutte in qualche modo scoraggianti, ma mai al punto da risultare finte.
Una bella intesa tra i due attori principali, John Krasinski e Maya Rudolph, regala sorrisi e lacrime sinceri, per un film piccolo e grande allo stesso tempo. La coppia formata da Ben e Verona non ha niente di cinematografico, sfugge a tutti i clichè del genere: sembrano due persone reali catapultate in un film assurdo, non si può non rimanerne conquistati. Aiuta senz’altro il fatto di non averli già visti altrove, ma anche la loro bravura nel non essere mai sopra le righe senza motivo, merito anche di una sceneggiatura calibratissima e curata nei dialoghi (d’altra parte è di Dave Eggers, noto scrittore, che ha scritto il bellissimo Nel Paese delle creature Selvagge).
Questo è il vero film di questo Natale, un bel regalo davvero.

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