L’esplosivo piano di Bazil

Jean-Pierre Jeunet è il regista (tra l’altro) de Il Meraviglioso Mondo di Améliè e dell’altrettanto bello e meno noto Una lunga domenica di passioni. Il suo cinema recente si basa su personaggi surreali, pieni di tic e manie, fortemente connotati o nel fisico o nell’anima, che riescono però (o proprio per questo) a veicolare candidamente le emozioni più autentiche, magari con l’aiuto di qualche invenzione visiva che ti apre il cuore alla gioia di essere al cinema.

L’esplosivo piano di Bazil (Micmacs à tire-larigot) non fa eccezione. Il ricco cast di divertenti personaggi (inclusi i “cattivi”) ruota intorno al piano di vendetta di Bazil reso prima orfano e poi nullatenente a causa di due mercanti d’armi a cui decide finalmente di farla pagare. Niente sangue, niente omicidi (non siamo mica in un film di Tarantino), addirittura quasi niente animosità: Bazil architetta il suo strano piano con estrema calma, aiutato da un gruppo di senzatetto di Parigi riuniti felicemente sotto una discarica a riciclare materiali di scarto per farne robot meccanici.

Un po’ Gondry, un po’ Chaplin: il cinema di Jeunet racconta il momento di gloria di piccole strambe vite che vengono a contatto. Non c’è bisogno di sospensione dell’incredulità: dai titoli di testa mutuati dai vecchi film anni quaranta, alla splendida fotografia satura e irreale, alla discarica nascosta trasformata in fabbrica, è evidente da subito che stiamo assistendo ad una favola della buonanotte, o alla versione moderna di una vecchia comica, all’intento di strappare un semplice sorriso nella maniera più complicata e cinematografica possibile.

Dany Boon è un silenzioso protagonista capace di contenere una vasta gamma di emozioni in un numero limitatissimo di espressioni facciali. Il cast, che annovera attori ricorrenti di Jeunet e qualche nome molto noto del cinema francese, funziona come un ensemble circesco: ognuno è un individuo fortemente caratterizzato dal suo “numero” (contorsionista, calcolatrice umana, uomo proiettile…) ma che risulta funzionale nell’economia complessiva dello spettacolo. Bravi gli attori e bravo il regista, nonostante qualcosa in termini di coesione manchi comunque.
Rispetto ai suoi due predecessori, che mi erano piaciuti moltissimo, L’esplosivo piano di Bazil manca infatti un po’ di originalità e di profondità, così come di quell’aura fiabesca che faceva da cornice ad Améliè, ma è sicuramente un film particolare e diverso dal solito, qualcosa da non lasciarsi sfuggire, per continuare o iniziare il viaggio nell’umanità buffa e varia di Jeunet.

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