The Social Network

Qui su Best Movie la recensione/presentazione di The Social Network, che esce oggi.

Ci sono due tipi di film tratti da storie vere: quelli come Unstoppable, che si ispirano ad un fatto realmente accaduto (e spesso se ne vantano pure) ma ci costruiscono sopra una storia ex-novo, e quelli tipo The Social Network o tutti i biopic, in cui fatti e persone sono realmente esistenti, solo che il tutto è deformato dalle esigenze di copione. In entrambi i casi, parto decisamente prevenuto, ma per il secondo tipo nutro un odio profondo, perchè ne contesto a priori lo scopo e i mezzi: che senso ha cambiare i fatti e poi spacciarli per una storia vera? Allora tanto vale inventare di sana pianta, soprattutto quando documenti, anche filmati, dell’epoca sono facilmente rintracciabili (vedi l’assurdo Frost/Nixon). Inoltre, se le vicende narrate sono talmente interessanti da meritarsi una trasposizione cinematografica, perchè bisogna aggiungere/togliere/mistificare? E soprattutto, ma perchè si fanno sempre un vanto del fatto che il film si ispira a fatti reali? L’autenticità di un film non ha nulla a che vedere con la verità dei fatti narrati.
Ci sono rare eccezioni, a mente direi che i film della seconda categoria che proprio non sono riuscito ad odiare di questa categoria sono (nell’attesa di Nowhere Boy, che esce a dicembre, finalmente):

1) Milk (di Gus Van Sant): commovente e profondo, più che un semplice biopic è proprio un inno alla tolleranza. E poi, non riesco a bocciare alcun film che contenga riferimenti al Mago di Oz, neanche Sky Captain and the World of Tomorrow… qui c’è una bellissima sequenza sulle note di Somewhere Over the Rainbow.

2) Il divo ( diPaolo Sorrentino): più che un biopic, un biovideoclip di Paolo Sorrentino sulla vita di Giulio Andreotti con il solito immenso Servillo e un inquietante Carlo Buccirosso nei panni di Pomicino.

3) Tu chiamami Peter (di Stephen Hopkins): il biopic su Peter Sellers è inutile come tutti i biopic, ma Geoffrey Rush interpreta magnificamente Peter Sellers, e la trovata di regia di fargli impersonare anche gli altri personaggi è riuscitissima

4) The Social Network (di David Fincher): un film di oggi che racconta il presente attraverso la storia di uno degli status symbol di questo decennio. Attualità, finanza, società. Molto meglio di Wall Street per capire come si gioca oggi…

5) Burke & Hare (di John Landis): finalmente una commedia seria, ci voleva il veterano John Landis, esiliato in Inghilterra, per ricordare a quelle checche isteriche di Hollywood tipo Judd Apatow e Ben Stiller che ci vuole anche un po’ di autoironia…

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