La Fisica dell’Acqua

“La Fisica dell’Acqua” di Felice Farina, proiettato a Pesaro l’anno scorso ed al convegno romano “Cinema Italiano e culture Europee”, è un piccolo grande film. Si pone ambizioni alte, in termini di script e produzione, è necessario parlare di sperimentazione per quello che Farina ha realizzato, in termini di effetti speciali: ce ne sono più qui che in tutto il cinema italiano degli ultimi cinque anni, forse, e sicuramente c’è una cura di questo aspetto non usuale nelle produzioni nostrane, dove si distinguono di solito anche gli sfondi finti e i doppiaggi a basso costo. Felice Farina, presentando il film, ha parlato delle riprese (terminate nel 2005) come di un atto obbligato ma quasi di minore importanza rispetto alla preparazione dell’immagine ed alla sua elaborazione digitale.

Il piccolo Alessandro (uno straordinario Lorenzo Vavassori, sette anni all’epoca delle riprese) è inspiegabilmente turbato dall’arrivo dello zio Claudio (Claudio Amendola), fratello del suo defunto padre. Alessandro provoca deliberatamente un incidente in cui restano coinvolti Claudio e Giulia (Paola Cortellesi), madre del bambino. Nell’attesa di sapere se la mamma sta bene, Alessandro viene affidato ad un commissario (Stefano Dionisi) che comincia a scavare nel suo passato per cercare una verità sepolta nella memoria.

L’acqua è l’elemento centrale del film: Alessandro ne è terrorizzato, la casa dove la famiglia vive è in riva al lago, le strane allucinazioni di Alessandro hanno tutte a che vedere con l’acqua, Giulia è un’istruttrice di nuoto. Il titolo dell’opera fa riferimento alla capacità dell’acqua di nascondere in profondità e far riaffiorare, in momenti o luoghi diversi i corpi, così come la memoria può farlo con i ricordi.
Di là dagli aspetti tecnici, che vanno sottolineati in un contesto nazionale che insegue affannosamente le altre scuole dal punto di vista tecnologico e di ricerca, il film si rivela piano piano come un thriller psicologico e quasi sovrannaturale, un viaggio nella mente di un bambino, i cui fantasmi sono però proiettati nella realtà ed allo spettatore solo verso la fine vengono dati gli elementi per separarli da essa. Il tempo è dilatato dalla narrazione non lineare scelta da Farina per confondere il pubblico e trasmettere il senso d’angoscia che pervade il piccolo Alessandro nel suo giorno più lungo.
Complimenti a Farina per essere riuscito a creare in maniera autentica il punto di vista di un bambino in difficoltà, in sospeso tra un passato che fatica a riemergere e un presente di angoscia totale e solitudine.

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