Dragon Trainer

Capitolo Titoli: How To Train Your Dragon diventa Dragon Trainer. Stendiamo un velo pietoso e andiamo avanti.
Con Dreamworks, la partenza è sempre a handicap: se si pensa che iniziarono con Z la Formica e Shrek – quanto di meno convenzionale fosse mai stato animato all’epoca – ponendosi come reale alternativa non solo commerciale ma anche “tematica” a Disney, e si fa il confronto con la deludente produzione più recente, si capisce perché Dragon Trainer sia stato accolto con meraviglia, addirittura come il “miglior” Dreamworks (a parte Shrek, voglio sperare).
Condivido questo giudizio: nonostante la “tara ereditaria ” dovuta alle evidenti regole di marketing imposte dalla casa di produzione, Dragon Trainer funziona, è divertente, mantiene le promesse.
Ero relativamente fiducioso perché i registi di Dragon Trainer, Chris Sanders e Dean DeBlois sono gli stessi di Lilo e Stitch, che rappresenta una boccata d’aria fresca nell’asfittica produzione Disney degli ultimi dieci anni. Non a caso il rapporto che si sviluppa tra Hiccup e Sdentato (perché tradurre uno e l’altro no? bah) ricorda molto quello tra Lilo e Stitch, anche nel modo, assolutamente credibile ed emozionante in cui il rapporto si consolida; non viene da pensare che sia un drago, così come per Stitch passava in secondo piano il fatto che fosse un alieno.

La sceneggiatura è molto liberamente tratta dall’omonimo romanzo per bambini (anzi, ne mantiene solo i nomi dei personaggi), e ricalca evidentemente Lilo e Stitch, almeno nel rapporto tra i due personaggi principali; la struttura della storia è stata semplificata e in qualche modo banalizzata per accentuare la spettacolarità e per inserire una morale: la guerra tra i draghi e i vichinghi diventa il presupposto di tutta la storia, per la realizzazione della spettacolare scena dell’attacco al villaggio e il motivo di riscatto dell’eroe, che, improponibile come vichingo, diventa proprio per la sua diversità il migliore di tutti. La scelta del colpo di scena finale quindi è un merito degli sceneggiatori, che hanno voluto “sporcare” un lieto fine comunque annunciato: come in La Principessa e il Ranocchio, qualcosa che ai bambini andrà spiegato, segno che non è più tempo per vivere per sempre felici e contenti.

La qualità dell’animazione è incredibile, così come lo era quella di Mostri Contro Alieni: dai draghi alla pelle dei vichinghi, alle ambientazioni, alle scene notturne a quelle in mare aperto o alle sequenze di volo, davvero complimenti, il livello di dettaglio è davvero stupefacente. Anche in cabina di regia Sanders e DeBlois si danno da fare: l’attacco iniziale dei draghi e la scena in cui i draghi emergono dalla nebbia mentre volano verso il nido sono fenomenali. Particolare non da poco, non c’è traccia, finalmente, di rimandi idioti alla cultura popolare americana tanto per strappare due risate a buon mercato (Mi piace se ti muovi…), nonostante l’ambientazione vichinga fosse un ottimo pretesto per qualche cretinata alla Flintstones, per esempio. Probabilmente anche in 3D non deve essere male, ma stavolta ho preferito godermi i colori veri.

Restano diversi rimpianti: il character design è forzatamente infantile, i draghi sono tutti meno spaventosi di Elliot il Drago Invisibile a parte Sdentato, che però, per quanto bello, sembra un Pokemon.

Sono convinto che con un tono più cupo, un po’ più di coraggio con il design dei draghi, magari qualche scena notturna in più, staremmo parlando di un grandissimo film. Per carità, a criticare sono tutti bravi, qualcuno ci si apre anche un blog, però alla fine poter soltanto ammettere che Dragon Trainer è un pelino meglio di Mostri contro Alieni e quindi tra i migliori Dreamworks è un po’ poco, visto che lo standard si è alzato parecchio di recente.
Chris Sanders ha la stoffa del grande, finora gli ha detto un po’ male (è stato ingiustamente sostituito dalla regia di Bolt, la sua versione era moooolto più interessante), speriamo che in futuro la sua sorte migliori, nel frattempo ben vengano i Dragon Trainer.

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