Alice in Wonderland

“I migliori sono tutti matti

Alice è un compito difficile, per chiunque. Walt Disney aveva un tocco magico, poteva rielaborare le storie e renderle più vere di quelle vere, ma pure lui con Alice fece un mezzo passo falso. Tim Burton sceglie un’altra strada, più al sicuro dal confronto con l’originale (che forse più che quello di Carroll è proprio quello di Disney) ma più impervia per le sue capacità, fermo restando che è l’unico, oggi, che può misurarsi con un’impresa del genere.
L’intuizione di sviluppare una sceneggiatura originale e di avere un’Alice adolescente è uno dei meriti che vanno riconosciuti a Burton, ma dare coerenza ad un paese di matti governato da strane leggi fisiche è un po’ un controsenso e le doti registiche di Burton si sposano certamente meglio con una carrellata di sequenze e quadretti in cui dare libero sfogo alla sua visionarietà più che con lo sviluppo di una trama solida.
Essendo una produzione Disney, i personaggi coinvolti nella storia sono più o meno quelli del vecchio film d’animazione filtrati dall’occhio gotico di Tim Burton, ma questo Alice in Wonderland non è un sequel vero e proprio: il Paese delle Meraviglie non è un posto che Alice sogna, bensì un regno (Sottomondo) in cui due regine si contendono il potere ed una profezia annuncia l’avvento del paladino della Regina Bianca che la aiuterà a tornare sul trono.
Alice, diciannove anni, sognatrice e intollerante alle regole della società vittoriana, tormentata fin da piccola dallo stesso incubo (buco – coniglio – dodo – etc etc) viene riportata a Sottomondo per essere il paladino della Regina Bianca, ma gli abitanti, nel vederla, non sono sicuri che sia la vera Alice, la stessa che avevano incontrato da piccola. D’altra parte, Alice ha perso la sua “moltezza” e crede ancora che sia tutto un sogno…

Alice in Wonderland ha dei momenti strepitosi ed è una gioia per gli occhi (peccato che quei maledetti occhialini polarizzati abbassino la luminosità eccessivamente): la scena della caduta nella tana del Bianconiglio, la prima scena col Cappellaio e la Lepre (decisamente il mio matto preferito), più o meno tutte le scene con Helena Bonham Carter. Il resto appare confuso e frettoloso: la prima cosa a non convincere è la trama della profezia e del duello con il Ciciarampa. L’esito è scontato, la tensione non monta mai e il conflitto interiore, comunque appena accennato e mal sfruttato, di Alice si risolve banalmente con Alice che sceglie quello che tutti si aspettavano (salvo poi capire, chissà come, che deve prendere in mano la sua vita).
L’Oracolo a che serve alla fine? Perché il Bianconiglio lo ruba alla Regina rischiando la pelle quando poi non ci fanno niente? Perché Alice, essendo già stata a Sottomondo, non ha affrontato il Jabberwock (poi perché Ciciarampa??) da piccola? Come ha fatto a tornare indietro nel mondo reale da bambina?
Il finale è un po’ sottotono. Cos’è?, la versione 2010 de Il Mago di Oz? There’s no place like home? Certo, il Sottomondo di Burton assomiglia molto al mondo reale di Alice ed è davvero poco invitante (ma da vedere è bellissimo, anzi, si vede troppo poco), la Regina Bianca non sembra poi tanto sana di mente comunque, ma insomma…se il tutto si risolve con l’essere una metafora di Alice che entra nell’età adulta…beh che tristezza!

Insomma, come la sua protagonista, Alice in Wonderland sembra mancare di moltezza e i personaggi – bellissimi – sembrano incatenati in una trama non proprio originale e non avvincente che non rende giustizia alle loro potenzialità. Lo stesso Burton sembra più preoccupato di dare spessore alla trama (insistendo forse troppo sul Cappellaio) che di divertirsi come avrebbe potuto.
Tirando le somme, il totale non è maggiore della somma delle parti come ci si poteva attendere: limiti ed errori di Burton, certo, ma anche l’impermeabilità del Paese delle Meraviglie ad una qualsivoglia rappresentazione diversa dall’originale di Carroll.

p.s.

Lo strepitoso cast di voci originali suggerisce fortemente una visione in inglese…

p.p.s.

Dopo Mostri contro Alieni, UP, Avatar e Alice, il mio personale giudizio sul 3D è che non serve assolutamente a nulla. Finora solo Coraline ne ha fatto un uso vagamente creativo ma preferisco vedere i colori del film piuttosto che due o tre cosette che escono dallo schermo.

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